GLI AMORI

GLI AMORI
Finiti, Perversi, Lontani o Diversi. Gli Amori, difficil da vivere e amati da chi ama fanno respirare, rinascere e a volte morire.
Raul Rizzardi Ritz’Ó

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SOGNO

SOGNO
L’unica cosa che non si può svendere è il segreto di un sogno
(Raul Rizzardi RitZ’Ó)

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​VALENTINA CORTESE – BIOGRAPHY 

​VALENTINA CORTESE

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BIOGRAPHY
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Milano 01/01/1923

Nata a Milano il 1° gennaio 1923, (all’anagrafe Valentina Cortesa) da giovanissima frequenta la scuola di recitazione della Scalera Film. Dopo un debutto cinematografico prestigioso, accanto a Ermete Zacconi, Laura Adani, Renzo Ricci, Cesco Baseggio, Memo Benassi e Irma Grammatica (L’orizzonte dipinto, Guido Salvini, 1941) diventa presto una delle attrici più popolari del periodo fascista. Per la sua aria sognante e romantica viene scelta da Alessandro Blasetti per La cena delle beffe  (1941) e sempre con Blasetti recita a teatro durante gli anni della guerra. Nel 1946 ottiene la parte di protagonista nel film di Luigi Zampa Un americano in vacanza, una commedia post-telefoni bianchi in cui già dimostra doti di interprete originale e sensibile, un fascino vago e luminoso che si discosta da quello più esplicito o lezioso di molte attrici italiane sue coetanee.

Nel 1948 firma un contratto con la 20th Century Fox e si traferisce ad Hollywood dove gira I corsari della strada, diretto da Jules Dassin, il regista con cui ha una storia d’amore. Subito dopo sposa Richard Baseheart dal quale avrà un figlio, Jackie, futuro attore di cinema. Hollywood però è una breve parentesi. Ritorna in Italia e nel 1955 è una delle protagonisite de Le amiche (Michelangelo Antonioni), che le vale un Nastro d’argento come migliore attrice non protagonista. Ma è l’incontro con il teatro, soprattutto con il teatro di Giorgio Strehler, a segnare una svolta decisivaper la sua carriera. Proprio per le sue qualità di attrice drammatica, dopo essere stata la madre di Francesco d’Assisi in Fratello Sole, Sorella Luna (Franco Zeffirelli, 1971), Francois Truffaut la vuole per Effetto notte (1973). La parte è quella di Severine, autentica diva sul viale del tramonto che, in preda ai fumi dell’alcool, non riesce a ricordare le battute e ha l’ardire di chiedere al malcapitato regista “Perchè non giriamo con i numeri? Con Federico lo facevo sempre.” Con Federico Fellini era apparsa elegante e truccatissima in Giulietta degli spiriti (1965), negli anni in cui, a teatro, rappresentava con successo Shakespeare e Pirandello. Per Effetto notte ottiene una nomination all’Oscar (poi assegnato ad Ingrid Bergman per Assassinio sull’Orient Express). Attiva anche in televisione, nel 1978 si ritrova a fianco di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per “La granduchessa e i camerieri” (Gino Landi). Al cinema, anche se viene richiesta da registi stranieri come Robert Aldrich (Quando muore una stella, 1968), Joseph Losey (L’assassinio di Trotsky, 1972) o Terry Gilliam (Le avventure del barone di Munchausen, 1989), torna spesso a lavorare con Franco Zeffirelli (Gesù di Nazareth, 1977 e Storia di una capinera, 1994). Sulle scene, sempre diretta da lui, nel 1983 è un’indimenticabile e superba Maria Stuarda.


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Filmografia

Storia di una capinera di Franco Zeffirelli 1993

Ruoli: attrice

Le avventure del barone di Münchausen di Terry Gilliam 1989

Ruoli: attrice

Tango blu di Alberto Bevilacqua 1987

Ruoli: attrice

Via Montenapoleone di Carlo Vanzina 1987

Ruoli: attrice

Ormai non c’è più scampo di James Goldstone 1980

Ruoli: attrice

Un’ombra nell’ombra di Pier Carpi 1979

Ruoli: attrice

Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli 1977

Ruoli: attrice

Gli amici di Nick Hezard di Fernando Di Leo 1976

Ruoli: attrice

Il genio (1) di Claude Pinoteau 1976

Ruoli: attrice

Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza di Lucio Fulci 1975

Ruoli: attrice

Un’orchidea rosso sangue di Patrice Chéreau 1975

Ruoli: attrice

Appassionata di Gian Luigi Calderone 1974

Ruoli: attrice

Amore mio, non farmi male di Vittorio Sindoni 1974

Ruoli: attrice

Il bacio di Mario Lanfranchi 1974

Ruoli: attrice

Effetto notte di François Truffaut 1973

Ruoli: attrice

Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli 1972

Ruoli: attrice

Imputazione di omicidio per uno studente di Mauro Bolognini 1972

Ruoli: attrice

L’assassinio di Trotsky di Joseph Losey 1972

Ruoli: attrice

Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi di Philippe de Broca 1970

Ruoli: attrice

To’, è morta la nonna! di Mario Monicelli 1969

Ruoli: attrice

Il segreto di Santa Vittoria di Stanley Kramer 1969

Ruoli: attrice

Scusi, facciamo l’amore? di Vittorio Caprioli 1968

Ruoli: attrice

Quando muore una stella di Robert Aldrich 1968

Ruoli: attrice

La donna del lago di Franco Rossellini, Luigi Bazzoni 1965

Ruoli: attrice nel ruolo di Irma

Giulietta degli spiriti di Federico Fellini 1965

Ruoli: attrice

La vendetta della signora di Bernhard Wicki 1964

Ruoli: attrice

La ragazza che sapeva troppo di Mario Bava 1963

Ruoli: attrice

Barabba di Richard Fleischer 1962

Ruoli: attrice

Amore e guai di Angelo Dorigo 1958

Ruoli: attrice

Fuoco magico di William Dieterle 1956

Ruoli: attrice

Calabuig di Luis Garcia Berlanga 1956

Ruoli: attrice

Adriana Lecouvreur di Guido Salvini 1955

Ruoli: attrice

Il conte Aquila di Guido Salvini 1955

Ruoli: attrice

Le amiche di Michelangelo Antonioni 1955

Ruoli: attrice

Avanzi di galera (1) di Vittorio Cottafavi 1954

Ruoli: attrice

La contessa scalza di Joseph L. Mankiewicz 1954

Ruoli: attrice

La passeggiata di Renato Rascel 1954

Ruoli: attrice

Il matrimonio (1) di Antonio Petrucci 1954

Ruoli: attrice

Lulù (2) di Fernando Cerchio 1953

Ruoli: attrice

Donne proibite di Giuseppe Amato 1953

Ruoli: attrice

Ho paura di lui di Robert Wise 1951

Ruoli: attrice

Donne senza nome di Geza von Radvanyi 1950

Ruoli: attrice

I corsari della strada di Jules Dassin 1949

Ruoli: attrice

Malesia di Richard Thorpe 1949

Ruoli: attrice

L’ebreo errante di Goffredo Alessandrini 1948

Ruoli: attrice

Cagliostro (1) di Gregory Ratoff 1948

Ruoli: attrice

Il passatore di Duilio Coletti 1947

Ruoli: attrice

I miserabili (2) di Riccardo Freda 1947

Ruoli: attrice

Un americano in vacanza di Luigi Zampa 1946

Ruoli: attrice

Roma città libera (La notte porta consiglio) di Marcello Pagliero 1946

Ruoli: attrice

Chi l’ha visto? di Goffredo Alessandrini 1945

Ruoli: attrice

4 ragazze sognano di Guglielmo Giannini 1943

Ruoli: attrice

Nessuno torna indietro di Alessandro Blasetti 1943

Ruoli: attrice

Giorni felici di Gianni Franciolini 1942

Ruoli: attrice

La cena delle beffe di Alessandro Blasetti 1941

Ruoli: attrice

Il bravo di Venezia di Carlo Campogalliani 1941

Ruoli: attrice

Primo amore (3) di Carmine Gallone 1941

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LETTERA  AL MEDICO IN MANICOMIO 

LETTERA  AL MEDICO IN MANICOMIO

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Egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie». […]
Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano.
L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole».
E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.

Alda Merini

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http://http://http://www.aldamerini.it/

​FRANCA RAME – LO STUPRO 

FRANCA RAME


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LO STUPRO

Il brano che ora reciterò è stato ricavato da una testimonianza apparsa sul “Quotidiano Donna”, testimonianza che vi riporto testualmente.

C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…

Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.

Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.

Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salita su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?

Non lo so.

È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.

Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.

L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.

Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… né gran spazio… forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.

Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?

Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…

Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.

Sono vicinissimi.

Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento.

Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.

Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!

Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.

Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.

Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.

Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.

Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…

Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.

Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.

Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.

Devo stare calma, calma.

“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.

“Muoviti puttana fammi godere”.

Sono di pietra.

Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.

“Muoviti puttana fammi godere”.

La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.

“Muoviti, puttana. Fammi godere”.

Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.

È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.

“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.

Ci credono, non ci credono, si litigano.

“Facciamola scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.

Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.

Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.

Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.

Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…

Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.

—-

(29 maggio 2013)

​Io mi Chiamo G: Gioco di Bambini

​Io mi Chiamo G: Gioco di Bambini

È nato in un prato un fiore delicato,

è nato in un prato un fiore delicato.

È nato, è nato
a) Io mi chiamo G.

b) Io mi chiamo G.

a) Non hai capito, sono io che mi chiamo G.

b) Sei tu che non hai capito, mi chiamo G anch’io.

a) Ah. Il mio papà è molto importante.

b) Il mio papà no.

a) Il mio papà è forte, sano e intelligente.

b) Il mio papà è debole, malaticcio e un po’ scemo.

a) La mia mamma è molto bella assomiglia a Brigitte Bardot.

b) La mia mamma è brutta, bruttissima, la mia mamma assomiglia a la mia mamma non assomiglia!

a) Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.

b) Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto, ma poco perché tartaglia.

a) Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.

b) Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale, però c’ho diciotto fratelli.

a) Il mio papà è molto ricco guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.

b) Il mio papà è povero guadagna 10.000 al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa, circa 10.000 al giorno al primo giorno, poi dopo basta.
È nato in un prato un fiore colorato,

è nato in un prato un fiore già appassito,

il fiore colorato è stato concimato,

il fiore già appassito è stato trascurato.
Orbene affinché nel confronto quel fiore non ci perda diamogli un po’ di merda!

(Giorgio Gaber)

Io se fossi Dio

​​Io se fossi Dio

(e io potrei anche esserlo, sennò non vedo chi!)

Io se fossi Dio,

non mi farei fregare

dai modi furbetti della gente:

non sarei mica un dilettante!

Sarei sempre presente.

Sarei davvero in ogni luogo

a spiare

o, meglio ancora, a criticare, appunto…

cosa fa la gente.

Per esempio il piccolo borghese, com’è noioso!

Non commette mai peccati grossi!

Non è mai intensamente peccaminoso!

Del resto, poverino, è troppo misero e meschino

e pur sapendo

che Dio è più esatto di una Sweda
lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo io se fossi Dio,

preferirei il secolo passato,

se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,

dove si odiava, e poi si amava,

e si ammazzava il nemico!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli

.

Io se fossi Dio,

non sarei così coglione

a credere solo ai palpiti del cuore

o solo agli alambicchi della ragione

.

Io se fossi Dio,

sarei sicuramente molto intero e molto distaccato

come dovreste essere voi!

Io se fossi Dio,

non sarei mica stato a risparmiare:

avrei fatto un uomo migliore.

Sì vabbe’, lo ammetto

non mi è venuto tanto bene,

ed è per questo, per predicare il giusto,

che io ogni tanto mando giù qualcuno

,

ma poi alla gente piace interpretare

e fa ancora più casino

!

Io se fossi Dio,

non avrei fatto gli errori di mio figlio

e sull’amore e sulla carità

mi sarei spiegato un po’ meglio!

Infatti non è mica normale che un comune mortale

per le cazzate

tipo compassione e fame in India,

c’ha

tanto amore di riserva che neanche se lo sogna

!

Che viene da dire:

Ma dopo come fa a essere così carogna?

Io se fossi Dio

non sarei ridotto come voi

e se lo fossi io certo morirei

per qualcosa di importante!

Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente

non capita sempre

e anche l’avventuriero più spinto

muore dove gli può capitare

e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio

farei quello che voglio,

non sarei certo permissivo,

bastonerei mio figlio,

sarei severo e giusto,

stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto

,

e se potessi

anche gli africanisti

e l’Asia e poi gli Americani e i Russi;

bastonerei la militanza

come la misticanza

e prenderei a schiaffi

i volteriani

, i ladri, gli stupidi e i bigotti:

perché Dio è violento!

E gli schiaffi di Dio

appiccicano al muro

tutti!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Finora abbiamo scherzato,

ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto

e con la scusa di Dio

tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.

E a te ragazza che mi dici che non è vero

che il piccolo borghese è solo un po’ coglione

,

che quell’uomo è proprio un delinquente, un mascalzone,

un porco in tutti i sensi, una canaglia

e che ha tentato pure di violentare sua figlia…

Io come Dio inventato, come Dio fittizio,

prendo coraggio e sparo il mio giudizio

e dico: Speriamo che a tuo padre

gli sparino nel culo cara figlia!

così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio,

maledirei davvero i giornalisti e specialmente… tutti.

Che certamente non son brave persone

e dove cogli, cogli sempre bene

.

Compagni giornalisti, avete troppa sete

e non sapete approfittare delle libertà che avete:

avete ancora la libertà di pensare,

ma quello non lo fate

e in cambio pretendete la libertà di scrivere,

e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti,

di presidenti solidali e di mamme piangenti

.

E in questa Italia piena di sgomento

come siete coraggiosi, voi che vi buttate

senza tremare un momento!

Cannibali

, necrofili

, deamicisiani

e astuti,

e si direbbe proprio compiaciuti!

Voi vi buttate

sul disastro umano

col gusto della lacrima in primo piano!
Sì vabbe’

, lo ammetto:

la scomparsa dei fogli e della stampa

sarebbe forse una follia…

ma io se fossi Dio

di fronte a tanta deficienza

non avrei certo la superstizione della democrazia

!

Ma io non sono ancora del regno dei cieli,

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Io se fossi Dio

naturalmente io chiuderei la bocca

a tanta gente:

nel regno dei cieli non vorrei ministri

e gente di partito tra le palle

,

perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!

E tutti quelli che fanno questo gioco,

che poi è un gioco di forze, ributtante e contagioso

come la lebbra e il tifo…

E tutti quelli che fanno questo gioco

c’hanno

certe facce che a vederle fanno schifo,

che siano untuosi democristiani

o grigi compagni

del piccì

.

Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti

finiscono così.

Io se fossi Dio,

dall’alto del mio trono

vedrei che la politica è un mestiere come un altro

e vorrei dire, mi pare a Platone

,

che il politico è sempre meno filosofo

e sempre più coglione

;

è un uomo tutto tondo

che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,

che scivola sulle parole

anche quando non sembra… o non lo vuole.

Compagno radicale,

la parola “compagno” non so chi te l’ha data

,

ma in fondo ti sta bene,

tanto ormai è squalificata

.

Compagno radicale,

cavalcatore di ogni tigre

, uomo furbino

ti muovi proprio bene in questo gran casino

e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
e dall’altra si riempiono le galere

di gente che non c’entra un cazzo…
Compagno radicale,

tu occupati pure di diritti civili e di idiozia

che fa democrazia

e preparaci pure un altro referendum

questa volta per sapere

dov’è che i cani devono pisciare

!

Compagni socialisti,

ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi!

Compagni socialisti,

con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,

coi vostri uomini aggiornati,

nuovi di fuori e vecchi di dentro!…

Compagni socialisti fatevi avanti

che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti

!

Fatevi avanti col mito del progresso

e con la vostra schifosa ambiguità!

Ringraziate la dilagante imbecillità!

Ma io non sono ancora nel regno dei cieli,

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli…

Io se fossi Dio,

non avrei proprio più pazienza,

inventerei di nuovo una morale

e farei suonare le trombe per il Giudizio universale!

Voi mi direte perché è così parziale

il mio personalissimo Giudizio universale:

perché non suonano le mie trombe

per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati

e per le bombe.

Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia

.

Io come Dio, non è che non ne ho voglia.

Io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili

o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili!

Ma come uomo, come sono e fui,

ho parlato di noi, comuni mortali:

quegli altri non li capisco, mi spavento,

non mi sembrano uguali.

Di loro posso dire solamente

che dalle masse sono riusciti ad ottenere

lo stupido pietismo per il carabiniere

.

Di loro posso dire solamente

che mi hanno tolto il gusto

di essere incazzato personalmente

.

Io come uomo posso dire solo ciò che sento,

cioè solo l’immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio

sarei anche invulnerabile e perfetto,

allora non avrei paura affatto,

così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,

che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia

!

Ecco la differenza che c’è tra noi e “gli innominabili”:

di noi posso parlare perché so chi siamo

e forse facciamo più schifo che spavento.

Ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio,

non mi farei fregare

da questo sgomento

e nei confronti dei politici

sarei severo come all’inizio,

perché a Dio i martiri

non gli hanno fatto mai cambiar giudizio

.

E se al mio Dio che ancora si accalora,

gli fa rabbia chi spara,

gli fa anche rabbia il fatto

che un politicante qualunque

se gli ha sparato un brigatista,

diventa l’unico statista

!

Io se fossi Dio,

quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,

c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire

che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana

è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana

.
Io se fossi Dio,

un Dio incosciente enormemente saggio,

avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,

ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora

quella faccia che era

!

Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente…

io se fossi Dio,

la terra la vedrei piuttosto da lontano

e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.

Io se fossi Dio,

non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono

perché la lontananza è l’unica vendetta

è l’unico perdono!

E allora va a finire che se fossi Dio,

io mi ritirerei in campagna

come ho fatto io…

(Giorgio Gaber )

​AMORI CRIMINALI – Gli Amori di Raul3737 – Wattpad – free


Gli Amori


di Raul3737
Finiti, Perversi, Lontani o Diversi. Gli Amori, difficil da vivere e amati da chi ama fanno respirare, rivivere e a volte morire.

Amori Criminali
Violenza; o mia o di nessuno. I sentimenti questi sconosciuti. Personalità aggressive, violente ,prive di anima e sprezzanti verso il corpo:quell’anima da sfinire e quel corpo da distruggere
. Raul3737

Raul Rizzardi RitZ’Ó 

 Dall’ebook Gli Amori di Raul3737
Disponibile su Wattpad
PROSSIMAMENTE


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​Lettera al medico in manicomio


​Lettera al medico in manicomio

Egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie». […]
Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano.
L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole».
E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.


Alda Merini



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