Mariangela Melato L’é Bela la Tusa

In ricordo di

Mariangela Melato

L’é Bela la Tusa

Mariangela Melato. Milanesissima. É stata scoperta giovanissima da Luchino Visconti, anche lui milanese , che le ha affidato subito il ruolo da protagonista in una piecés teatrale da lui diretta . Alla sera della prima la Melato aveva portato con sé la mamma, anche lei una milanese pura che parlava solo dialetto . Visconti era stato gentilissimo con lei. Mariangela li sentiva parlare; Lui, il gran signore dall’italiano meraviglioso che, in dialetto milanese, per metterla a suo agio, diceva:”L’è bela, la tusa, l’è bela, però la gha anca du ball”! Il Duca non aveva badato alle differenze sociali, forse solo sfumate, e secondo me aveva fatto benissimo. Per Mariangela Melato la carriera iniziava e, non dopo molti anni, da protagonista diventò l’ Attrice.

Raul Rizzardi

raulritzo@gmail.com


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Actress Mariangela Melato

Italian actress Mariangela Melato sits next to an old airplane on the set of the 1981 movie Aiutami a Sognare. The Italian film, called Help Me Dream in English, is written and directed by filmmaker Pupi Avati. Melato was awarded best actress by the David Di Donatello awards and the Italian National Syndicate of Film Journalists following her part in this movie. (Photo by Fabian Cevallos/Sygma/Sygma via Getty Images)

REMEMBER


MIA MARTINI

 

LETTERA  AL MEDICO IN MANICOMIO 

LETTERA  AL MEDICO IN MANICOMIO

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Egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie». […]
Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano.
L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole».
E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.

Alda Merini

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http://http://http://www.aldamerini.it/

ALDA MERINI “LA TERRA SANTA”” MARIANGELA MELATO

2010
MARIANGELA MELATO recita ALDA MERINI “La terra Santa” Dalla mostra fotografica “IL VOLTO DELLA FOLLIA” Un secolo di immagini del dolore Foto di LUCIANO D’ALESSANDRO, GIANNI BERENGO, ENZO CEI, FERDINANDO SCIANNA, CARLA CERATI, EMILIO POLI, VASCO ASCOLINI, GIUSEPPE FANTUZZI. Musica di ZBIGNIEW PREISNER Van Den Budenmayer concert.

Mia Martini; Morire di talento

Mia Martini; Morire di talento

Raul Rizzardi RitZ’Ó 

Agosto 2016

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Un ricordo di Mia Martini, grande Artista mai dimenticata e difficilmente dimenticabile


Regina senza trono, unica interprete di un repertorio possibile solo a Lei.


Cantante quasi Attrice dei brani del suo repertorio;maniaca della perfezione e perfezionista della sua anima, per non tradire mai il suo pubblico che sia nei momenti up che in quelli down la segue sempre come una regina, dedito e grato del talento autentico che Lei regala, con passione, sofferenza ma vero amore, amore per quel lavoro che tanto ama ed un po’ forse odia ,per quel lavoro che rimane il solo che sa fare ed anche l’unico che la fa vivere ma anche un po’ morire.

 Interpretazioni tecnicamente perfette ma struggenti e dense d’anima. Con la voce roca e graffiata e le parole appese alla sua bocca digrignata cantava e canta rabbia e disperazione.

Mia o Mimì; un raro esempio di come sia possibile Morire di Talento.

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